Leggia

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Riassunto

Comune GR, circolo Roveredo, distretto Moesa, sulla sponda destra del fiume Moesa; (1316: Legia). Popolazione: 72 abitanti nel 1826, 103 nel 1850, 123 nel 1900, 138 nel 1950, 118 nel 1990. Nel Comun grande di Mesolcina Leggia faceva parte della squadra di mezzo e del vicariato di Roveredo. La chiesa parrocchiale dei SS. Bernardo e Antonio Abate venne distrutta da un'alluvione e ricostruita nel 1513. Trasformata nel 1610 e 1685, conserva pregevoli stucchi e dipinti di Francesco Antonio Giorgioli, realizzati nel 1696; è stata restaurata nel 1972-75. Sopra il villaggio si trova la cappella di S. Remigio, menzionata nel 1219, che nel Medioevo fu meta di pellegrinaggi. A sud del comune, verso Grono, si apre sul versante sinistro della Mesolcina la val Leggia; nel 1775 la comunità di Leggia dovette cedere l'intera valle, con alpeggi e boschi, alla famiglia a Marca di Mesocco, verso cui era fortemente indebitata. Questa anomala situazione causò nel XIX secolo un lungo conflitto tra il comune e gli a Marca, che terminò solo nel 1858. Nel comune l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, attività tradizionali degli abitanti, sono oggi praticati in misura ridotta.


Fonte: C. Santi, «Leggia», in Dizionario storico della Svizzera [pubblicazione elettronica DSS], versione del 17.11.1997.

Sintesi storica della Mesolcina
5250 - 4565 a.C.

Insediamento umano nella zona di Tec Nev ai piedi del castello di Mesocco.

 
1800 - 800 a.C.

Reperti dell’età del bronzo ritrovati sopra Mesocco, S. Vittore e Lo stallo: i ricercatori confermano l’intensificarsi degli scambi attraverso il Passo del San Bernardino.

D’ora in poi la storia della Mesolcina si lega indissolubilmente a quella del valico del S. Bernardino.

 

800 - 450 a.C.

Reperti dell’età del ferro trovati a Mesocco appartengono alla cultura di Golasecca, proveniente dal sud.

 

15 a.C.

La Mesolcina è invasa dai Romani: il Passo del S. Bernardino assume un’enorme importanza.
L’avvento dei Romani coincide con le prime forme di organizzazione territoriale (vicus, pagus)

 

fine IV - inizio V sec.

Avvento del Cristianesimo e rafforzamento delle strutture sociali: aggregazione degli uomini nei luoghi di preghiera.

L’istituzione ecclesiastica acquista un importanza politica sempre maggiore e aumenta l’influenza culturale lombarda che si manifesta nella lingua d’uso.

 

831

La riorganizzazione dell’Impero dei Franchi orienta politicamente verso nord la Mesolcina
Costituzione della “Centena” che si tiene a Lo stallo.

 

1100 - 1200

Costruzione della maggior parte delle torri e dei castelli (su strutture preesistenti) per il controllo degli scambi commerciali attraverso il Passo del San Bernardino.

 

metà XI sec.

I de Sacco controllano la Valle.

Nascita delle “Vicinanze”: primo nucleo organizzativo a livello dei singoli villaggi.

 

1480

Gian Giacomo Trivulzio acquista dai de Sacco quasi tutti i diritti sulla Mesolcina e sulla Calanca
Soazza e Mesocco aderiscono alla Lega Grigia.

 

1496

Tutti i comuni del Moesano aderiscono alla Lega Grigia, diventando parte integrante dello Stato delle Tre Leghe come VIII Comungrande.

 

1549

Mesolcinesi e calanchini riscattano dai Trivulzio tutti i loro diritti liberandosi dai vincoli feudali.

 

1645

Alla Centina di Lostallo si scrivono gli statuti che regolano l’organizzazione territoriale fino al 1836: “Statuti e capitoli della legge municipale civile e criminale dell’Universal Valle Mesolcina”.

 

XVI - XIX sec.

Emigrazione

 

1692

Lavori di rifacimento sul Passo del San Jorio, dopo screzi col baliaggio di Bellinzona.

 

1776

Si fissano i confini territoriali tra Bellinzona e la Lega Grigia.

 

1799

Le truppe napoleoniche invadono il Mo’esano.

 

1801

Il Moesano entra a far parte del Cantone di Bellinzona de iure ma non de facto.

 

1803

Sotto l’influsso francese, il Moesano è riunito alle Tre Leghe entrando automaticamente nella Confederazione Svizzera con il Cantone dei Grigioni.

 

1818

Inizia la costruzione della strada commerciale del San Bernardino.

 

1850

Trasporto passeggeri sul Passo del San Bernardino con le Poste Svizzere.

 

1851

Legge sui comuni.

 

1874

Nuova Costituzione Federale.

 

fine XIX sec.

Sfruttamento dell’energia idraulica: segherie, ferriere.

 

1888

Si aprono sedi scolastiche come la Scuola Reale di Roveredo.

 

1882, 1893

Nascono i fogli periodici locali L’amico del popolo, rispettivamente Il San Bernardino.

 

1907

Ultimazione della ferrovia Bellinzona-Mesocco.

 
inizio XX sec.

Sfruttamento idroelettrico entro guerra

Massima espansione del settore primario.


1967

Apertura della galleria stradale del San Bernardino e completamento del tratto A13 lungo la Mesolcina.


Fonte: A. Ciocco, D. Peduzzi, R. Tamoni, Valle Mesolcina e Valle Calanca, Edizioni Paul Haupt, Berna, 2000.

Storia del comune di Leggia

La documentazione riguardante la storia del Comune di Leggia è difficile d’accesso e frammentaria.
Lo storico Cesare Santi nei sui “Appunti storico-demografici su Cama e Leggia” presenta gli Statuti di Leggia del 1380, il manoscritto con statuti moesani più antico di cui si sia a conoscenza. Il documento è scritto in latino nell’aprile del 1380 dal notaio Simone de Bianchi di Canzellio nella Pieve di Porlezza. Questi statuti, che oggi potremmo chiamare “Regolamento comunale”, comportano 29 articoli riguardanti la vita comunitaria, stabiliti in pubblica vicinanza dagli uomini di Leggia. Dallo scritto di Cesare Santi è estratto quanto segue.
Nell’occasione, la vicinanza viene convocata per mandato, imposizione e consenso di Brunetto de Sacco di Roveredo, Vicario di Gaspare de Sacco, Signore generale della Valle. Quindi, nella pubblica piazza di Leggia si riuniscono i due terzi circa dei vicini di Leggia. Visto che i presenti, citati nel documento, sono 13 e che, come scrisse il notaio, corrispondono a circa i 2/3 di tutti i vicini di Leggia, si può arguire che in quel tempo i capifuoco, cioè le famiglie di Leggia, fossero circa una ventina.
I primi sei articoli degli statuti concernono tutti il taglio di piante di castagno. Il taglio di castagni era limitatissimo e chi osava tagliare queste piante senza debito permesso per farne pertiche di pergolati, stanghe per pergole, “caràsc” (pali verticali nelle pergole della vigne) e “calàbi” (stanghe orizzontali nelle pergole della vigna), veniva severamente punito con ammende varianti da due soldi terzoli fino a sei £ire. L’albero di castagno proditoriamente tagliato veniva poi stimato dagli stimatori del comune per commissionare la multa e il danno arrecato alla comunità.
Con ciò è evidente la grande importanza del castagno nel Medioevo, specialmente per i suoi frutti, uno degli alimenti più preziosi dalle nostre parti, quando ancora non c’erano quegli alimentari come la patata e il mais poi importati dall’America. Si può inoltre pensare che anche la coltivazione della vite fosse assai diffusa a Leggia, se il legislatore dedicò ben sei articoli volti a proibire il taglio indiscriminato dei castagni per farne pali e stanghe dei pergolati della vigna.
Il settimo articolo dice che nessuno ardisca né presuma cogliere foglie sui terreni degli altri vicini, sotto pena di un soldo terzolo per ogni “gambagio” (gerla a stecche rade) di foglia – ottimo foraggio per le capre.
Con un’ammenda di due soldi terzoli si punivano quelle persone che rompevano o devastavano le siepi degli altri (le cosiddette “ciovénde” in dialetto).
Vietato il libero pascolo nei terreni del piano dalle calende di aprile fino alla metà di settembre. Forse per ragioni igieniche non si potevano tenere maiali e scrofe.


Seguono poi gli articoli da 11 a 17 che indicano le pene pecuniarie da applicare ai proprietari di vacche, buoi e cavalli che provocano danni alla campagna e ai campi seminati, con l’introduzione dei concetti di “pignus campario” (pignoramento del bestiame da parte del camparo o guardia campestre) e della stima dei danni fatta dallo stimatore ufficiale del comune.
Risulta che non si potranno tenere vacche a casa (nel villaggio o in piano) dalla metà di maggio sino alla metà di settembre: obbligatorio quindi il carico dell’alpe. Non è specificato, ma sicuramente qualche vacca o capra la si poteva pur tenere d’estate in piano per il fabbisogno di latte, come del resto era uso negli altri comuni. Sotto pena di 40 soldi terzoli si proibisce a chiunque di cominciare la vendemmia prima che le autorità comunali abbiano emanato l’apposito ordine.
Ci sono poi due divieti che riguardano la proprietà privata: quello di non cogliere castagne e di non estirpare rape.
Ogni anno alle calende di marzo si dovrà eleggere il Console e con lui i campari del Comune. Ogni vicino di Leggia è tenuto “ire ad leutanias”, ossia dovrà obbligatoriamente partecipare alle Rogazioni, se no sarà multato con due soldi.
Per ottemperare ad un voto pubblico ogni vicino dovrà portare “panem ad votum comunis”. Questo voto pubblico del pane, che una volta all’anno veniva donato da ogni famiglia e poi ridistribuito ai poveri, lo si ritrova in tutti i nostri villaggi. I voti pubblici, segno di grande devozione e probabilmente anche di grande paura (per noi talvolta incomprensibili), venivano fatti in tempi di grandi calamità naturali oppure di epidemie, come le frequenti pestilenze.
Infine l’articolo 29 degli statuti di Leggia dispone che ogni vicino del villaggio, nel caso di morte di un abitante del paese, dovrà andare nella chiesa parrocchiale, dove sarà posto il cadavere prima dei funerali e vegliarlo durante la notte, sotto pena di soldi dieci.
Come si vede da questo riassunto, questi statuti sono semplici, propri di un piccolo paese di contadini.

Un'altra sorgente di informazioni sono i registri anagrafici parrocchiali dei battesimi, matrimoni, defunti e stati delle anime. Santi presenta quello stilato dal frate cappuccino Marco nel 1645 (per Leggia, e Cama, questi registri cominciano nel 1640). Il documento contiene un elenco dei casati del comune e offre utili informazioni sulla situazione demografica ed antroponomastica del villaggio a quel tempo. Vediamone qui di seguito l’analisi di Cesare Santi.
Gli stati delle anime che i curati facevano erano il censimento di un tempo e servivano principalmente alla chiesa per avere un controllo di quelli che avevano ricevuto i sacramenti, oltre che del battesimo, anche dell’Eucarestia e della Cresima. Il frate cappuccino Marco il 2 e 3 marzo 1645 stilò questo stato delle anime della parrocchia di Leggia. A Leggia erano presenti i seguenti casati: Bastioni, Batticastagna, Berlenda, Bernino, Bolognini, da Brione (di Verzasca), Cadeppo, Camoni, Censi, Contini, Del Marco, Giovannini, Giulietti, Maconi (di Verdabbio), Marcacci (di Verzasca), Marzoto, Pedrotti, Piantini, Posca, Raghen (di Verdabbio), Rossigni, Sarto.
Gli abitanti di Leggia nel 1645 erano 117 ripartiti in 35 fuochi. Come si può verificare dagli elenchi, l’età media della popolazione era molto bassa. A Leggia solo due persone superavano i 70 anni, mentre c’erano 8 persone tra i 50 e i 70 anni. Dunque 10 persone soltanto, su una popolazione di 117 anime, superavano i 50 anni.
Tra le famiglie più importanti figurano i Camoni, i Sultore ed i Rossigni, oggi tutte estinte. La famiglia Camoni dà alla luce Maurizio Camone, Landamanno e cugino dell’architetto Enrico Zuccalli, dal quale riesce ad ottenere tutti i beni mesolcinesi dopo una lite giudiziaria di 20 anni. I Rossigni danno Giovanni Pietro che è Podestà delle Leghe nel biennio 1673-1675 (comm. Pers. Di Cesare Santi).


Fonte: C. Santi, Appunti storico-demografici su Cama e Leggia, in: Quaderni grigionitaliani, 3/98.